Libertà di parola… siamo ai ferri corti?
Leggo da Elena e da La Repubblica dell’ipotetica (che fra poco sarà triste realtà) nuova porcata dei GoverniRiunitiPerIlFurto Spa. Trattasi questa volta di un "simpatico" disegno di legge che, con nonchalance, imbavaglierebbe uno degli ultimi mezzi di informazione ancora svincolati dai grandi Padroni dell’informazione: il web.
In soldoni si sta discutendo di imporre a tutti i portali, blog, siti personali (e chi più ne ha più ne metta) di mettersi in regola con le attuali disposizioni valide per gli altri media divulgativo/informativi nazionali (soprattutto editoriali). Come si fa per essere in regola? Semplice, bisogna iscriversi al ROC (Registro unico degli Operatori di Comunicazione), con i conseguenti costi ad esso associati, seguendo una lunga e dispendiosa sequela burocratica (strano eh?).
Ricardo Franco Levi, ideatore di questa schifezza che, assieme al compagniuccio Prodi prenderà il suo nome (Legge Prodi/Levi), sta sul vago e alla domanda "Ma cosi non si rischia di far chiudere tanti siti/blog personali?" risponde:"Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile". E appunto per questo la legge definisce cosa andrà a disciplinare… e cioè il prodotto editoriale: "Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso." che sarebbe a dire che un prodotto editoriale potrebbe essere, indistintamente, un articolo sulla repressione in Birmania come la descrizione del proprio gatto…
Il perché di questo schifo è presumibilmente da attribuirsi alla facilità con cui si può insultare, denigrare e sputtanare l’operato di chi comanda… Sarà la vendetta del (dis)onorevole Mastella? Secondo me si… in ogni caso, il rischio è che chiunque voglia tenere un blog divulgativo (e, ripeto, indistintamente da chi parla di politica, commercio, guerra o pesci rossi, lampadine e rastrelli) dovrà avere un giornalista iscritto all’albo per poter pubblicare le proprie idee.
C’è da chiedersi che fine abbia fatto la libertà di pensiero, opinione e parola. Questa in uno stato non democratico si chiama dittatura… per fortuna che noi siamo civilizzati!
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